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PREFAZIONE

 

 

Nell’anno duemila, la condizione della mia famiglia d’origine era ancora di piena crisi, ed io pagavo pesantemente con angosce, insonnia e depressione, il pesante fardello che gravava sulle mie spalle. Più volte ero stato sul punto di alzare bandiera bianca e arrendermi al mostro che voleva distruggermi. Avevo provato anche l’analisi, ma senza alcun risultato.

       Gli unici momenti in cui riuscivo a scappare da me e dal mio passato, me li regalava il mare, la vela. Viaggiare con il ritmo del vento riusciva a svuotare il mio cervello, riusciva a regalarmi emozioni e attimi sereni. L’incantesimo durava finché il log continuava a segnare miglia. Quando mi fermavo, i miei fantasmi tornavano prepotenti ad agitare le mie acque.

       Viaggiare era diventato per me una fuga e un periodo di calma e avevo quindi elaborato il seguente assioma:

Viaggiare, non è spostarsi da un posto a un altro, non è raggiungere una determinata località, non è arrivare, non è restare ma andare, muoversi, vivere ogni istante del cammino, per gustare le gioie del viaggio e raggiungere l’equilibrio e la pace interiore, spesso vanamente ricercata. Se fosse possibile, e in oceano lo è, non sarebbe necessario cercare scali: navigare sfruttando il vento ha già in se stesso ogni gratificazione, ogni risposta.

       Seguendo il filo della narrazione, nella sequenza delle giornate scandite dal diario di bordo, il lettore potrebbe avere l’impressione di leggere un racconto costellato da burrasche, colpi di vento, avarie, fughe. Forse un viaggio funestato da una certa sfortuna. La realtà è un’altra, le giornate piene di gradevoli navigazioni, di dolci venticelli, di profumate cale dall’acqua cristallina che invita a rimanere a lungo a mollo e a prolungare la sosta, sono state la stragrande maggioranza. Forse per non rendere banale e noioso il racconto, ho preferito sottolineare gli episodi più movimentati e penso più interessanti per chi legge.

Una barca a vela d’alluminio a deriva mobile, un anno a girellare nel mediterraneo, una storia d’amore, di gioia di sofferenze, di fughe. Cochise, sloop di trenta quattro piedi diviene la casa, il compagno di avventure, il ruffiano, il lettino del terapeuta. Una storia in definitiva, di mare, di vento e di ricerca.

Incipit letto da Matteo Caccia