link

INTRODUZIONE

È un giocatore di scacchi il protagonista, non un campione, ma un discreto giocatore, è classificato come prima nazionale. È anche un pittore ed è un appassionato velista. La sua vita scorre tranquilla finché un episodio imprevedibile interviene a sconvolgerla.

            Inaspettatamente sono gli scacchi ad avvertirlo che qualcosa di grave sta per succedergli e ogni partita che gioca, i messaggi che la scacchiera gli porge per mezzo delle mosse dei suoi avversari, diventano sempre più chiari. Ogni partita è caratterizzata dal tema del sacrificio.

Il sacrificio è forse il tema tattico più spettacolare del gioco degli scacchi. Tramite esso sono state scritte pagine indimenticabili nella storia del Nobile Gioco. Come dice il suo nome, consiste nel sacrificare volutamente un pezzo importante del proprio schieramento al fine di ottenere un vantaggio decisivo, quale per esempio lo scacco matto.

Offrire pezzi al nemico, sacrificandoli, è un suicidio, di solito ne approfitta e vince. (G. Pontiggia, Il giocatore invisibile). Ma non sempre.

È una scelta del giocatore accettare il sacrificio o rifiutarlo, impedendo il suicidio, salvando così dal suo destino il pezzo sacrificato, ma quali sono le conseguenze che l’eventuale salvataggio comporta? Giorgio dovrà sperimentarlo sulla sua pelle perché il limite fra la vita e la morte non è nel nostro arbitrio.

 

 

Prefazione Andrea Taffi

 

Equilibrio. Questo il registro del romanzo di Stefano Sala.

Equilibrio nella narrazione. La storia non è semplicemente scritta, è raccontata. Il lettore, sin dalle primissime pagine, ascolta la voce suadente e misurata di un vecchio seduto vicino a un caminetto acceso, che con la sapienza del cantastorie, dosa ad arte toni e timbri. I temi sono quelli scacchistico del sacrificio, e umano del suicidio; temi che si uniscono nell'intreccio della storia per aprirsi poi nel messaggio del racconto.

Equilibrio nella miscela dei personaggi. Ciascuno di essi è funzionale alla metafora conclusiva, e (anche quelli marginali) sicuro del proprio ruolo rappresentativo. Su tutti, però, Gianni, il boss cinico e violento, rabbioso, ma di una rabbia contraddittoria e masochistica; di una rabbia che ha l'unico scopo di abbattere l'amore che prova per una donna disperata, e della quale non solo Gianni, ma anche il lettore non può che innamorarsi.

Equilibrio nella riuscitissima amalgama degli elementi scenografici del romanzo, dalle descrizioni garbate dei luoghi, evidentemente cari e noti al narratore, alle esibizioni veliche, alla rappresentazione del gioco degli scacchi. Gli scacchi. Sì sa: sono la metafora della vita, ma il dato di fatto, che la sua stessa forza ha oramai trasformato in luogo comune, fa rischiare al romanziere che lo fa proprio, un triste sconfinamento nel banale. Non è questo il caso del romanzo di Sala, che, al contrario, sa cogliere bene l'elemento che squassa la mente di un giocatore di scacchi quando il suo avversario sacrifica un pezzo. Già, perché di fronte a un pezzo sacrificato, è come se l'avversario si prendesse gioco di noi, divertendosi a porci davanti a una scelta, le cui conseguenze sono solo nostre, ovvero di chi deve decidere se accettare o rifiutare il sacrificio. E il felice accostamento che Sala fa tra sacrificio e suicidio, ci rappresenta quest'ultimo in una luce nuova, forse più drammatica di quella alla quale siamo abituati; una luce piatta, fredda, che non fa sconti alla nostra coscienza. Sta in questo la vera originalità del romanzo: nell'aver manifestato la metafora degli scacchi senza banalità (e sarebbe già questo un risultato), esteriorizzandola in una maniera diversa e dirompente.

Equilibrio tra il precipitato delle vicende di base del romanzo (la violenza, la prevaricazione, l'amore cupo e disperato, il suicidio, la solitudine), e la pacatezza, la morbidezza, la gentilezza della vita Palermitana, che quel precipitato sono destinate a racchiudere.

E infine equilibrio nello stile, nell'uso della lingua. La scrittura è delicata, fluida, il romanzo scorre, si fa leggere (sarebbe più giusto dire ascoltare) e lascia sin da subito quella voglia di ritornare alla lettura.

E alla fine, quando il narratore si alza e ci saluta, lasciandoci soli davanti a quel caminetto, il romanzo non ci abbandona. Continua a girarci intorno aspettando con noi che il fuoco si spenga del tutto.

 Andrea Taffi

 

Prefazione di Riccardo Parigi

 

Il romanzo “Il sacrificio dell’alfiere l’alfiere cattivo” è un testo duro, implacabile come è giusto che sia un noir. Anzitutto è notevole la costruzione del racconto, con l'iniziale, clamoroso 'volo' della Panda da un molo imprecisato; poi il flash back con cui si ripercorre la vicenda terribile di uno dei due protagonisti; infine la narrazione che riprende serrata dopo il salvataggio attuato da Giorgio.

Palermo i suoi dintorni e le sue atmosfere diventano lo scenario della storia. Una storia che non fa sconti a nessuno: fatta eccezione per Giorgio e Laura. Viene rappresentata una galleria di personaggi agghiaccianti e assolutamente plausibili. In particolare Gianni, tipico esempio di personalità distruttiva e autodistruttiva, assolutamente incapace di un gesto di ravvedimento, devastante fino in fondo, fino alla lettera indirizzata a Roversi. L’autore descrive con grande forza un animale tipico della fauna contemporanea, una persona che ha la terrificante vocazione a trascinare gli altri nella sua rovina, un "alfiere cattivo" (“che diventa cattivo davvero" avrebbe detto Esteban Canal).

L'alfiere bianco, Giorgio, è costretto a una penosa discesa agli inferi: e da questo punto di vista il romanzo è caratterizzato da episodi di notevole impatto: dalla regata e l'inabissamento del "Corto Maltese", alla realtà micidiale dell'Ucciardone, sino al colpo di scena relativo a Giulia.

E poi ci sono gli scacchi, anche qui filo conduttore del noir, un filo robusto che lega il protagonista agli altri personaggi, da Nicola, a don Luca, allo stesso Gianni. Anche qui, come nella raccolta di racconti, si sottolinea la carica violenta del gioco: sulla scacchiera vengono proiettate le nefandezze che sono compiute nella realtà.

            Riccardo Parigi